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#Pandemia Coronavirus: giorno 4

Buongiorno dalla terra del Coronavirus.

L'isolamento continua e l'angoscia per quanto sta accadendo prende campo. Dopo lo shock iniziale e, forse, l'incredulità di fronte a qualcosa che non conoscevamo, e che mai avremmo pensato potesse accadere, stiamo realizzando che è tutto vero e che non si sa per quanto ancora durerà.

Dicono che dobbiamo prendere atto che le nostre abitudini di vita cambieranno per lungo tempo e dovremo imparare a convivere con il "moscerino".

Intanto siamo tutti agli arresti domiciliari e usciamo solo per fare le file adeguatamente distanziate al supermercato. Perciò, direi che le nostre abitudini sono già cambiate e in modo repentino, quanto inaspettato.

Sembra che, finalmente, dopo averci più o meno e neanche troppo garbatamente presi in giro per diversi giorni, anche gli altri Paesi abbiano preso coscienza che "qualcosa" sta accadendo e che l'Italia non si è fermata all'improvviso perché non c'è voglia di lavorare.

Non sto scherzando... un tizio (non ricordo se americano o inglese e, sinceramente, non mi importa) ha dichiarato in un'intervista che gli Italiani si sono fermati perché hanno notoriamente voglia di fare la "siesta".

Eppure, in questo momento di confusione e di estrema difficoltà, anche qualcosa di positivo sta cominciando a circolare. Una sorta di "resistenza passiva".

Ieri, dai social, era stato lanciato un appello virtuale per ritrovarci alle 18,00 tutti nei balconi a suonare e cantare, per sentirci più uniti di fronte a qualcosa che ci divide.

Ebbene, l'invito è stato raccolto da molti e alle 18,00 in punto i balconi delle case italiane si sono aperti e le strade deserte hanno risuonato dell'inno di Mameli e altre melodie. Tutto ciò sarà pure così melodrammatico e tipicamente italiano (come in molti penseranno) ma io mi sono commossa e mi sono sentita, come non mi accadeva da troppo tempo, orgogliosa del mio Paese. Forse è vero che gli Italiani tirano fuori il meglio nelle situazioni disperate. E forse è una cosa che vale per l'umanità in generale. Perché, se c'è una cosa che questo virus vuole insegnarci, è che siamo tutti uguali, senza differenze di nazionalità, razza o altre sciocchezze. Siamo tutti un'unica grande cosa... l'umanità.

E, per non risultare davvero troppo melodrammatica, chiudo con la battuta di oggi:

"Mammina, cosa pensi riguardo alla chiusura delle scuole?

Al suicidio, amore. Penso al suicidio".

A presto dalla terra del Coronavirus.


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